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QUA(derno)BLOG: appunti personali a fogli staccabili (dal marciapiede fino alla vetta dei grattacieli).
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domenica, 26 febbraio 2006
Venezia, Accademia. Mi mostra uno scorcio di mondo da mozzare il fiato, intenta a scrutare nei miei occhi ciò che lei già conosce, scisso nel maggior numero di elementi possibili, tramite il maggior numero di sotterfugi ricreabili, con attenzione. Estrema sfumatura del tramonto, lento moto incantevole di acque e ali di gabbiano, profilo complesso di città che galleggia senza materia, vittima d'incantesimi che la sostengono sull'orlo della disgregazione, rassicurante e aleatoria, potente e fragile come petalo di cristallo sottile, in bilico su soffi divini, contro tinte sfumate di un cielo che incombe e ridimensiona. Osservo, mi lascio assorbire, mi estranio, sprofondo nei suoi occhi, che non ho mai cercato, timoroso, e districo riflessi, aure, emanazioni cromatiche, lavorii della mente, cercando spiegazioni nell'atteggiamento delle labbra, nella tensione delle ali del naso, nella postura delle mani. Per istanti. Mi spinge appena, come preoccupata, con leggero rimorso, intimorita. Sono lontano, mi lascio condurre via, senza resistere; occhi che percorrono muri grigi e piatte lastre di pietra, e oggetti di metallo incastrati in quelle pietre, e un piccolo ponte in legno, riscosso appena dal vento, d'infilata, sopra un rio. Si ritrova sola, senza verifica, a riordinare idee, inconsapevole, indifferente; ferma, in ascolto. Volge lo sguardo, è confusa, non riconosce scorci, le pare d'essere altrove. Non c'è profumo. L'odore è salmastro, i suoni estranei. Un equivoco, un inganno della mente. Nell'acqua scorre una gondola, si accendono luci artificiali. mercoledì, 22 febbraio 2006
Replay a Parigi. Rue Saint-Antoine e Rue de Birague appaiono svuotate, inanimate; i passi provocano deboli percussioni sul selciato. Place des Vosges è appena dopo uno scorcio arcuato di palazzo in pietra bianca e mattoni rossi, che ne preannuncia l'architettura. Percorro lentamente i portici, sotto arcate avvolgenti, per poco confuso ad eleganti figure che lasciano una piccola esposizione di quadri: profumi, fragranze, essenza di fiori, qualche sciarpa, una ragazza e un ragazzo in grigio avvinghiati contro il muro, al riparo dalle luci ambrate. La pianta quadrata della piazza dà luogo a un percorso confuso e ripetitivo, nell'aria fredda che nasconde pioggia. martedì, 21 febbraio 2006
Il ragionamento è semplice. La mancanza di rispetto per i simboli religiosi è deplorevole, ma la violenza in nome della fede è totalmente inaccettabile. Il concetto è chiaro, forte, univoco, la fonte è degna del massimo rispetto. Lo condivido. Il resto sono parole inutili, rissa, volti alterati, sovrapposizioni, meschinità e fuggevoli espressioni confuse da suoni non articolati. domenica, 19 febbraio 2006
Milano sopra i tetti. Mentre ascolto stimoli, cifre e proposte la mente vaga sopra tetti e terrazzi; si impossessa di questo luogo meraviglioso, la medesima visuale goduta da Hemingway al tempo del suo ricovero in Italia, della sua storia con l'infermiera, delle mie fantasie più romantiche; vedo l'abbaino, il terrazzino, il sottotetto e tutto quanto ho sempre invidiato. Le guglie del Duomo da una finestra chiusa. Come è possibile? Cosa c'entro? Che me ne faccio, adesso? Pongo due domande dalle difficili risposte. Cosa è razzismo e chi è razzista? [in pratica, non in teoria; voglio capire] giovedì, 16 febbraio 2006
La gente. Pensate a come è fatta la gente: pronta ad insorgere contro licenziamenti, chiusure di attività, casse integrazioni, persone che soffrono. Pronta a reclamare giustizia e a invocare interventi. Degli altri, è ovvio. Ora accade una faccenda complicata ma che ha semplici e chiare istruzioni. Ripetute ovunque. Ora la gente, la gente del terzo millennio, dimostra di quale egoismo è capace: si allarma ugualmente, non ascolta spiegazioni, non vede, non legge, finge di non sentire e di non capire. Certo, ora è coinvolta; poco, ma lo è. Così al diavolo le aziende, al diavolo i polli, al diavolo le perdite giornaliere di euro, al diavolo l'occupazione di migliaia di persone. Basterebbe poco. Basterebbe mangiare ancora il pollo arrosto come prima, non di più, non molto. Io ci capisco sempre meno della gente. E continuo mangiare il pollo. Con rabbia. mercoledì, 15 febbraio 2006
Mi sa che non è un bel segno. Perdo le parole per strada [e comunque realizzo un sogno: un post più corto del suo stesso titolo]. lunedì, 13 febbraio 2006
Incubo notturno. Ho percezione di immagini complete, lunghe un secondo preciso, ambrate, uniformate, immateriali: l'interno rossastro di una casa abbracciata dalla neve, il volo di una pallina candida e rotante stagliato contro un cielo blu, il liquido rosso e le fibre lacerate del fianco sotto un grappolo di luci abbaglianti, un calice levato lungo una corsia d'ospedale, un libro bianco aperto sopra un torrente, un plico di piccole fotografie in bianco e nero, uno studio dai quadri stilizzati in china grigio-viola, un vellutato strato di neve che nasconde una panchina nel parco, i tasti di un pianoforte senza pianista, un foglio di ricettario ben stampato, l'abbraccio di camicie azzurre intrise di sudore, uno schiaffo che spaventa, lo sguardo di un malato, il fornello caldo di una pipa, il suono distorto di una Fender, lo studio vuoto e freddo, piccoli cuori entro toraci elastici e spaventati, il simbolo rosso a croce, corvi nel castello, il ghiaccio irregolare di una scarpata senza fine, Fitzgerald che mi inganna attraverso un libro, cime innevate e assolate, scogli perduti in un mare di cristallo, un rifugio sotterraneo denso di oggetti e di odori dolciastri, il papiro in un bar malfamato, la morte del Dottor Zivago, un bosco intricato nel cuore di una selva straniera, il Germe di Satana [e la sensazione marrone, nera e violenta di un urto inaspettato]. giovedì, 09 febbraio 2006
Quelli che. Quelli che... appoggio il capo dei no-global anche se è pazzo: o yeah! Quelli che... nel mio ateneo certe manifestazioni non si fanno perché non voglio che entri la politica: o yeah! Quelli che... non bevo la coca-cola: o yeah! Quelli che... le Olimpiadi sono un grande evento e quindi è giusto manifestare: o yeah! Quelli che... non deve chiederlo a me ma ai futuri ministri che se ne occuperanno: o yeah!
lunedì, 06 febbraio 2006
Fare. Incredibili le cose che si riescono a fare con una spalla frantumata. Faccende rimandate mille volte, sviluppo di appunti, aggiornamento, ordinamento di disordini, letture, visioni, musica, approfondimenti, camminate senza tempo. Ma, diavolo, era necessario frantumarsi una spalla?
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