B l o g a p p u n t i

QUA(derno)BLOG: appunti personali a fogli staccabili (dal marciapiede fino alla vetta dei grattacieli).




*loading* visitatori


Ultimi commenti
Gardenia in Potere. Il dito frap...
utente anonimo in Potere. Il dito frap...
Gardenia in Potere. Il dito frap...
Gardenia in Davvero, Beppe Grill...
angelocesare in Davvero, Beppe Grill...
ekaeka in Davvero, Beppe Grill...
YetiGdN in Grillo ha stufato. S...
utente anonimo in Grillo ha stufato. S...
felicesaulino in Grillo ha stufato. S...
angelocesare in Grillo ha stufato. S...


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


E-Mail



mercoledì, 30 novembre 2005

Ho capito. Da dicembre scrivo un po' più grande nei post. Non più di così, però.

by angelocesare | 00:06 | commenti (1) | riflessioni |

domenica, 27 novembre 2005

Ancora pareri. Cosa c'è di meglio di una giornata con nuvole grigie (quelle belle mosse) e neve?

by angelocesare | 12:11 | commenti (8) | riflessioni |

giovedì, 24 novembre 2005

Un parere. Mi piacerebbe molto un parere spassionato su questa intervista a Furio Colombo (il parere lo vorrei sull'intervistato; il programma è ben fatto e l'intervistatore, come già detto in un recente post, è abile e preparato). Proprio un bel parere nudo e crudo [andare qui e scegliere Furio Colombo dal menù a scorrimento; intervista del 5/11/2005].

by angelocesare | 19:08 | commenti (8) | politica |

sabato, 19 novembre 2005

Dire, fare, bruciare Per gli interi tre mesi dell'inverno del secondo anno di Università mi arruffai volontariamente su un modellino di nave in legno. L'avevo costruita qualche anno prima, svogliatamente e di fretta. Non ne avevo sgrezzato bene il fasciame che, invece di presentarsi liscio e ben curvo dove erano le convessità e le concavità di poppa e di prua, risultava scalinato e asimmetrico al tatto e alla vista. In coperta grezzi accessori e grate incomplete. Mancava tutto il cordame, la scialuppa non era verniciata e aveva grandi remi. Minuscoli fiori bianchi rampicanti, a tempera, mascheravano il mordente mal dato agli alberi macchiati di colla. Dovevo rifarla: due sere prima avevo visto lei per l'ultima volta. Un lavoro talmente odioso e lontano dal mio modo di pensare, che riuscivo ad essere nervoso e scontento già al solo pensiero di intraprenderlo. Dovetti limare di nuovo l'impalcatura dello scafo e traguardare contro luce più volte le ordinate. La sera prima mi aveva telefonato per sapere il numero del mio amico. Non avrei più ascoltato la sua voce. Col passare dei giorni lo scheletro della nave divenne tecnicamente accettabile, tuttavia i miei compagni di stanza odiavano quanto me quella strana penitenza. Almeno due delle cinque sere che restavo in città le passavo chino su quei legni, a inalarne le polveri, a subirne le schegge, a maledirne la fragilità. E parlavo, parlavo, anche da solo; o ascoltavo la radio. Uscivamo sempre insieme, noi quattro: l'amico e i tre compagni. Quando tornavamo ci accoglieva un odore acre di segatura e colla, e avvertivamo piccoli chiodi incastrarsi nelle suole.
Dopo un mese terminai di applicare il fasciame. Lo levigai con cura usando carta vetrata via via più delicata. Con segatura fine impastata a colla riempii i rari interstizi tra le piccole assi. E poi lisciai ancora. Non mi piaceva il caldo della carta sfregata fino a far male, né l'odore pungente, quasi di bruciato. E neanche la simmetria delle due fiancate, né le curve ben fatte. Pure continuai per tre mesi: il ponte, i pilastri, la scialuppa rifatta. Parlavo meno, a ben osservare. Ascoltavo molto la radio, in effetti. Guardavo l'amico leggere le lettere di lei: stava sdraiato sul letto, immerso in fumo azzurro. Con una fetta di torta, o un panino.
Poi le grate, le balaustre, il timone, gli alberi ben lisci e rastremati. Uscivamo con i guanti e le sciarpe. Al cinema. O al biliardo. Più spesso a trovare compagni di studi. O compagne. Una sera lei andò a trovare il mio amico. Io non la incontrai, perché sporco di colla e segatura. Lui le era sceso incontro afferrando il cappotto, e si erano allontanati senza salire.
Poi le corde, di tre misure. Intrecciare le scale. Tenderle. Quando fu terminata, a metà marzo, ebbi voglia di incendiarla. Di prendere la cinepresa e filmarne al rallentatore la disfatta. Ma non ne feci nulla. Decisi di regalarla. Non la regalai. La misi in alto allo scaffale dei libri.
Lui lesse due lettere, una sera. Di lei, ovviamente. L'immagazzinai in alto, nell'armadio. Mi parve bellissimo riporre pinze, aghi, colla, pezzetti di legno, chiodi e avanzi in una cassetta da non aprire più. Era quasi primavera.

by angelocesare | 22:33 | commenti (8) | scrivere |

mercoledì, 16 novembre 2005

Contromosse e contropaure. Dal Corriere della Sera: "Sofri suggerisce alcune contromosse (a proposito di Scalfarotto, sfidante di Prodi alle primarie e presunto tradito dal Web): «Chiudere baracca sul web è stata una scelta poco avveduta, un errore tecnico. Invece di congelare il blog, Ivan poteva semplicemente eliminare i commenti». Il suo diario online, aperto quattro anni fa, non dà voce ai lettori e Sofri non ci vede nulla di scandaloso. «La democrazia sulla rete è un grande mito - spiega Sofri - L'essenza del blog è individuale, è permettere a chiunque di avere un proprio spazio dove scrivere ciò che si vuole. Il rapporto o il confronto con gli altri è un'altra cosa. Il commento non fa parte del blog». E a quelli che criticano tale impostazione, cosa risponde? «Che anche la libertà di espressione va regolamentata. E se proprio non resistono si aprano un blog»".
Io mi permetto di dissentire, e l'ho già scritto altre volte (per esempio il 24/5/05, il 15/1/05, e il 2/9/04): un blog senza il coraggio dei commenti non è un blog, è un sito (può essere anche ottimo e interessante, ma è un sito). E, in fondo e tutto sommato, dissento anche sulla regolamentazione della libertà di espressione (pur ammettendo che sulla questione devo riflettere meglio). Infine: uno può chiudere un blog quando ne ha voglia, ci mancherebbe!

by angelocesare | 13:21 | commenti (6) | weblog |

lunedì, 14 novembre 2005

Un programma ben fatto. E' bravo il conduttore (Fabio Fazio),  è brava la comica (Luciana Littizzetto), è ottima la scenografia, sono scelti e trattati bene gli ospiti. Un bel programma: è sui RAI 3, dalle 20.10 alle 21.10 del sabato e della domenica, si chiama "Che tempo che fa".

by angelocesare | 17:56 | commenti (8) | svago |

sabato, 12 novembre 2005

Sabato non è mai un giorno normale. Mentre cerco di pensare a cosa dirò, o a quello che dovrei dire, già sto ascoltando il TUT TUT della linea libera, avvertendo un click, udendo la voce dell'amico: "Allora bene? Il progetto ti piace? Sapevo di poter contare su di te. Sapevo che non era chiedere troppo. Grazie. Mi raccomando. Prima di Natale!"
"Grazie a te" riesco a rispondere sottovoce.
Grazie a questa giornata, tutto sommato, del cavolo. Prima di Natale? Natale? Quando è Natale? Fra un anno? Questo Natale?
Esco, ma non riesco a respirare bene nella grande confusione di pensieri e persone. Servirebbe aria pura e silenzio.

by angelocesare | 21:55 | commenti (4) | scrivere |

martedì, 08 novembre 2005

Domande. Cosa succede? Cosa succederà? Cosa sarebbe successo? Cosa succederebbe?

by angelocesare | 18:10 | commenti (8) | riflessioni |

domenica, 06 novembre 2005

Profeti.  "Abbiamo le peggiori periferie d'Europa. Non crediamo di essere così diversi da Parigi, è solo questione di tempo... Le nostre periferie sono una tragedia umana e se non facciamo interventi seri, sul piano sociale e con l'edilizia, avremo tante Parigi. Ci sono condizioni di vita pessime e infelicità anche dove sono tutti italiani".
Cos'è questo diavolo di "E' solo questione di tempo"? Una profezia? Una minaccia? Un augurio per mescolare le carte di un mazzo molto confuso? Semplice astio? Livore? Senso di equilibrio? Non lo so, ma non mi piace.

by angelocesare | 10:05 | commenti (8) | politica |

martedì, 01 novembre 2005

Estate indiana (indian summer).

Foglie di fuoco

Raggiungo il lago nella piena luce del pomeriggio: prima il relitto di un carro agricolo, poi grandi pietre cementate da foglie, infine un ampio scorcio di casa coloniale, un moletto in legno ma, sopra a ogni cosa, oltre, attorno a una radura con un tronco tagliato, vivide macchie di luce, fiamme di fronde brulicanti in vampate incommensurabili, riflesse nel medesimo fulgore delle acque, e oltre ancora, contro l'oscuro sfondo dei monti incombenti, il cuore stesso dell'origine della luce divina: luce rossa, vermiglia, splendente, insostenibile, folgorante, guizzante, fuoco indistinguibile, inscindibile, foglie scarlatte circonfuse di trasparenze dorate, ardenti, irreali, per eccesso di contrasto e di pigmentazione, per pazzia d'artista, come estremi bagliori prima della cecità, o causa di cecità, betulle, pioppi, aceri, frassini, querce, sassofrassi, rinvigoriti dall'oscuro fondale di pini e abeti, dal morbido verde appagante dei prati, in tonalità ardenti, sfavillanti, dardeggianti nelle minime e infinite onde della superficie del lago, sfiorato e increspato da correnti celestiali, a concupire, ad assatanare, a ghermire le anime dei vedenti, ad unirle nel medesimo interminabile istante, stremandoli fino al primo smorzamento di toni, infinitesimale ma avvertibile da un animo grato e recettivo, a tal punto affinato e avvinto dalla natura circostante da trascurarne l'essenza, la causa chimica, l'eccesso di carotene, di tannino, di autocianina rossa, drogato dalle trame della natura, dai risvolti del mistero, dal succo di alambicchi intangibili. Non c'è il tempo di esclamare, di constatare, appuntare, immortalare, ricalcare. L'esperienza si embrica ai segni dell'anima, la gratitudine si espande nei cieli, lasciando un senso di mancamento, di disorientamento, di sottile perverso compiacimento, di evento trascorso.
[Boston, Massachusset , if you want]

by angelocesare | 12:01 | commenti (6) | scrivere |


© Template by Lab