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QUA(derno)BLOG: appunti personali a fogli staccabili (dal marciapiede fino alla vetta dei grattacieli).
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mercoledì, 30 novembre 2005
Ho capito. Da dicembre scrivo un po' più grande nei post. Non più di così, però. domenica, 27 novembre 2005
Ancora pareri. Cosa c'è di meglio di una giornata con nuvole grigie (quelle belle mosse) e neve? giovedì, 24 novembre 2005
Un parere. Mi piacerebbe molto un parere spassionato su questa intervista a Furio Colombo (il parere lo vorrei sull'intervistato; il programma è ben fatto e l'intervistatore, come già detto in un recente post, è abile e preparato). Proprio un bel parere nudo e crudo [andare qui e scegliere Furio Colombo dal menù a scorrimento; intervista del 5/11/2005]. sabato, 19 novembre 2005
Dire, fare, bruciare Per gli interi tre mesi dell'inverno del secondo anno di Università mi arruffai volontariamente su un modellino di nave in legno. L'avevo costruita qualche anno prima, svogliatamente e di fretta. Non ne avevo sgrezzato bene il fasciame che, invece di presentarsi liscio e ben curvo dove erano le convessità e le concavità di poppa e di prua, risultava scalinato e asimmetrico al tatto e alla vista. In coperta grezzi accessori e grate incomplete. Mancava tutto il cordame, la scialuppa non era verniciata e aveva grandi remi. Minuscoli fiori bianchi rampicanti, a tempera, mascheravano il mordente mal dato agli alberi macchiati di colla. Dovevo rifarla: due sere prima avevo visto lei per l'ultima volta. Un lavoro talmente odioso e lontano dal mio modo di pensare, che riuscivo ad essere nervoso e scontento già al solo pensiero di intraprenderlo. Dovetti limare di nuovo l'impalcatura dello scafo e traguardare contro luce più volte le ordinate. La sera prima mi aveva telefonato per sapere il numero del mio amico. Non avrei più ascoltato la sua voce. Col passare dei giorni lo scheletro della nave divenne tecnicamente accettabile, tuttavia i miei compagni di stanza odiavano quanto me quella strana penitenza. Almeno due delle cinque sere che restavo in città le passavo chino su quei legni, a inalarne le polveri, a subirne le schegge, a maledirne la fragilità. E parlavo, parlavo, anche da solo; o ascoltavo la radio. Uscivamo sempre insieme, noi quattro: l'amico e i tre compagni. Quando tornavamo ci accoglieva un odore acre di segatura e colla, e avvertivamo piccoli chiodi incastrarsi nelle suole. mercoledì, 16 novembre 2005
Contromosse e contropaure. Dal Corriere della Sera: "Sofri suggerisce alcune contromosse (a proposito di Scalfarotto, sfidante di Prodi alle primarie e presunto tradito dal Web): «Chiudere baracca sul web è stata una scelta poco avveduta, un errore tecnico. Invece di congelare il blog, Ivan poteva semplicemente eliminare i commenti». Il suo diario online, aperto quattro anni fa, non dà voce ai lettori e Sofri non ci vede nulla di scandaloso. «La democrazia sulla rete è un grande mito - spiega Sofri - L'essenza del blog è individuale, è permettere a chiunque di avere un proprio spazio dove scrivere ciò che si vuole. Il rapporto o il confronto con gli altri è un'altra cosa. Il commento non fa parte del blog». E a quelli che criticano tale impostazione, cosa risponde? «Che anche la libertà di espressione va regolamentata. E se proprio non resistono si aprano un blog»". lunedì, 14 novembre 2005
Un programma ben fatto. E' bravo il conduttore (Fabio Fazio), è brava la comica (Luciana Littizzetto), è ottima la scenografia, sono scelti e trattati bene gli ospiti. Un bel programma: è sui RAI 3, dalle 20.10 alle 21.10 del sabato e della domenica, si chiama "Che tempo che fa". sabato, 12 novembre 2005
Sabato non è mai un giorno normale. Mentre cerco di pensare a cosa dirò, o a quello che dovrei dire, già sto ascoltando il TUT TUT della linea libera, avvertendo un click, udendo la voce dell'amico: "Allora bene? Il progetto ti piace? Sapevo di poter contare su di te. Sapevo che non era chiedere troppo. Grazie. Mi raccomando. Prima di Natale!" martedì, 08 novembre 2005
Domande. Cosa succede? Cosa succederà? Cosa sarebbe successo? Cosa succederebbe? domenica, 06 novembre 2005
Profeti. "Abbiamo le peggiori periferie d'Europa. Non crediamo di essere così diversi da Parigi, è solo questione di tempo... Le nostre periferie sono una tragedia umana e se non facciamo interventi seri, sul piano sociale e con l'edilizia, avremo tante Parigi. Ci sono condizioni di vita pessime e infelicità anche dove sono tutti italiani". martedì, 01 novembre 2005
Estate indiana (indian summer).
Raggiungo il lago nella piena luce del pomeriggio: prima il relitto di un carro agricolo, poi grandi pietre cementate da foglie, infine un ampio scorcio di casa coloniale, un moletto in legno ma, sopra a ogni cosa, oltre, attorno a una radura con un tronco tagliato, vivide macchie di luce, fiamme di fronde brulicanti in vampate incommensurabili, riflesse nel medesimo fulgore delle acque, e oltre ancora, contro l'oscuro sfondo dei monti incombenti, il cuore stesso dell'origine della luce divina: luce rossa, vermiglia, splendente, insostenibile, folgorante, guizzante, fuoco indistinguibile, inscindibile, foglie scarlatte circonfuse di trasparenze dorate, ardenti, irreali, per eccesso di contrasto e di pigmentazione, per pazzia d'artista, come estremi bagliori prima della cecità, o causa di cecità, betulle, pioppi, aceri, frassini, querce, sassofrassi, rinvigoriti dall'oscuro fondale di pini e abeti, dal morbido verde appagante dei prati, in tonalità ardenti, sfavillanti, dardeggianti nelle minime e infinite onde della superficie del lago, sfiorato e increspato da correnti celestiali, a concupire, ad assatanare, a ghermire le anime dei vedenti, ad unirle nel medesimo interminabile istante, stremandoli fino al primo smorzamento di toni, infinitesimale ma avvertibile da un animo grato e recettivo, a tal punto affinato e avvinto dalla natura circostante da trascurarne l'essenza, la causa chimica, l'eccesso di carotene, di tannino, di autocianina rossa, drogato dalle trame della natura, dai risvolti del mistero, dal succo di alambicchi intangibili. Non c'è il tempo di esclamare, di constatare, appuntare, immortalare, ricalcare. L'esperienza si embrica ai segni dell'anima, la gratitudine si espande nei cieli, lasciando un senso di mancamento, di disorientamento, di sottile perverso compiacimento, di evento trascorso.
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