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QUA(derno)BLOG: appunti personali a fogli staccabili (dal marciapiede fino alla vetta dei grattacieli).




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mercoledì, 28 settembre 2005

Sensazioni primitive. Un vento impetuoso e continuo piega le folte chiome degli alberi del bosco. Ci appiccichiamo ai vetri, attratti da tuoni cupi in avvicinamento, affascinati in egual misura da lampi grandiosi e ripetuti, da rimbombi ed echi lontani, da vibrazioni, dalla percezione di luci primordiali, da pesanti fitte gocce d'acqua nell'aria rarefatta delle nostro menti denudate. Lo spettacolo inizia.

by angelocesare | 19:46 | commenti (7) | scrivere |

domenica, 25 settembre 2005

Tema semplificato. Giornata splendida, ultimi calori. Sole che aggredisce oggetti polverosi. Calore sulla pelle morbida ed elastica delle mani. Vapori d'inchiostro profumato. Il maestro ha l'aria severa, è immobile a fianco della cattedra. Le sue labbra pronunciano con enfasi le singole lettere del titolo del tema, lentamente, senza legami, permettendone la dispersione nel pulviscolo abbagliante. I movimenti appaiono rallentati, incoerenti, afinalistici. La lavagna è solcata dalle tracce a spirale del cancellino bagnato. C'è luce e calore, ci sono riflessi abbaglianti ovunque. Il volto severo e concentrato dell'uomo è chiaro, trasparente, indefinito. Dovrei scrivere, spaventato e deciso, forsennatamente, fogli e fogli. La fiasca di vetro a riempire di nuovo i calamai. Qual è il titolo? Quale il tema? Perché non posso uscire dalla stanza e correre, giocare, rotolarmi nell'erba, infangarmi, impolverarmi, stancarmi, ferirmi? (sogno-incubo ricorrente).

by angelocesare | 17:30 | commenti (8) | scrivere |

mercoledì, 14 settembre 2005

Per uno come me. Per uno come me che adora leggere e scrivere, ritrovarsi d'improvviso a guardare fotografie digitali eccezionalmente belle, a salvarne a centinaia tra i "favorites" e  a produrne di proprie, è una faccenda tutta da capire. Anche perché blocca o impaccia lo scrivere, se non il leggere. C'è qualcosa che non va, lo sento, è senz'altro una cotta passeggera. Ma che cotta!

by angelocesare | 20:23 | commenti (19) | svago |

martedì, 13 settembre 2005

Ancora conclusioni apparentemente semplici. Matrimonio deriva da mater (madre) e nella definizione si trova che è un accordo tra un uomo e una donna, stipulato alla presenza di un ufficiale dello stato civile o di un ministro di culto. E' possibile legalizzare un impegno per una comunanza di vita e di interessi tra due persone dello stesso sesso? Si, con un altro tipo di contratto legale, studiabile, fattibile, diverso. Invece no: gran confusione di termini, grande uso di iperboli e di paradossi, gran facce arrossate in cerca di voti o di visibilità, grandi esagerazioni, grandi carnevalate, grandi strepiti. Ma per mille accidenti, è una questione semplice e non c'entra lo schieramento politico (o l'infinitesima frazione di schieramento che lo strepitante di turno rappresenta)!

by angelocesare | 10:14 | commenti (5) | politica |

giovedì, 08 settembre 2005

Conclusioni semplici e spiacevoli. Antonio Fazio non vuole andarsene, perché è incollato alla sua sedia come qualunque uomo di grande potere. New Orleans è stata avvertita almeno due giorni prima di Katrina, ma molti sono rimasti. Gli aerei cadono perché sono sempre più vecchi e riparati male. Prodi ha un TIR giallo per farsi notare nella nebbia. Mentana e Vespa non è vero che si rispettino; non più di tanto. Se un giocatore ti è antipatico e sei commissario della nazionale, fallo giocare fuori ruolo. Chi ha inventato il detective Adrian Monk è un genio (Rete 4, il giovedì sera ore 21).

by angelocesare | 17:12 | commenti (17) | riflessioni |

lunedì, 05 settembre 2005

Due passi verso sera (uno stacco). Imbocco una viottolo secondario tra case pulite, gli interni illuminati da piccole luci, osservando, attraverso volute profumate di una strana nebbia, fugaci scorci di vita alle soglie della sera, aspirando con attenzione odori e vapori di cibo assieme ad un vago aroma di tabacco.
La carcassa di un camion senza ruote, laccata di rosso, sta acquattata come un grosso animale ferito a morte, tra cespugli rigogliosi, protetta dalla chioma cadente di un albero che la sovrasta, d'aspetto centenario, e da una catasta di ceppi che annuncia improbabili are di pietra bianca, affiancate, nette contro lo sfondo verde del sottobosco, contro la cadenza marrone di un breve filare di alberi e contro il marrone scuro e variegato delle chiome più lontane. Una casa dalla finestre serrate, di pietra grigia, appare come posseduta da inestricabili fiumi d'edera e d'erica in fuga verso il cielo, fino al riflesso decadente dell'unico vetro visibile, lucido, privo di polvere, rosato dal miscuglio di tinte delle foglie circostanti. Dischi di tronchi, gettati nell'erba, rotolati, impilati, scheggiati, indicano alfine una casa da pescatore con tinte bianche e violacee, le finestre traslucide di lumi interiori, traballanti, di fiamme racchiuse in lampade ad olio; l'esterno è ammassato di piante, sopra e ai fianchi, sulla riva del pigro e largo fiume, specchiante e moltiplicante gli effetti del lume, e delle chiome, delle varianti, delle ombre duplicate e delle ondulazioni restituite.

by angelocesare | 09:25 | commenti (5) | scrivere |

giovedì, 01 settembre 2005

Quasi tempesta. In uno stralcio di tempo e di luogo, lievemente, due file disuguali di persone giovani e vecchie, di montagna o di città, contadini o uomini d'affari, donne di stoffa e cuffie nere, indistinguibili, o profumate di abitudini diverse, visi belli o rugosi, veri o improvvisati, sguardi sinceri o impossibili, bambini goffi o aggraziati, avanzano ondeggiando verso un simbolo bianco o sacro, sullo stesso percorso, tramite una persona bardata di tradizioni e di abitudini, cantilenante a metronomo spezzoni di frase. Pur senza incenso l'aria è fumosa, mescolata al canto acuto di giovane donna che un coro gutturale e confuso di voci basse e accavallate cerca di domare; scomparsi i rumori estranei; le raffiche di pioggia e il buio isolano i presenti; si ripete un attimo che appare unico e lontano. Lo stordimento mi accompagna per qualche minuto, parvenza di verità, fino all'aria fedda di collina e ai lampi, fuori, tra i tuoni, nel brusio di saluti selezionati e graduati, dove l'incanto si dissolve e si sfalda in ritmica scansione.

by angelocesare | 17:00 | commenti (5) | scrivere |


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